Casa del Disco

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di Galletti
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dal lunedì al sabato
9.30-13.00 e 15.30-19.30
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giugno 2010

Brothers
Brothers - cover
Caramella
Caramella - cover
Compass
Compass - cover
Del nostro tempo rubato
Del nostro tempo rubato - cover
Hadestown
Hadestown - cover
I moralisti
I moralisti - cover
Leave your sleep
Leave your sleep - cover
Micah P. Hinson and the Pioneer Saboteurs
Micah P. Hinson and the Pioneer Saboteurs - cover
True Love Cast Out All Evil
True Love Cast Out All Evil - cover

Abbiamo scelto la linearità e le parole della musica, in questo Condisco di giugno. Ci sono 3 album italiani e ne aggiungeremmo almeno altri due usciti negli ultimi 6 mesi (ancora Bruonri Sas e il Teatro degli Orrori). C’è l’ultimo sforzo di Mina - Caramella - dove torna a proporre un parco di buone canzoni scritte dalle mani di artisti indipendenti come Paolo Benvegnù e Boosta dei Subsonica. Ci sono i Perturbazione, gruppone torinese che ha già convinto ben più di un giovane e che ora ha veramente tutte le carte in regola per poter coinvolgere un pubblico più ampio, che, per cortesia, deve essere risvegliato dall’anestesia di Maria De Filippi. Del nostro tempo rubato dei Perturbazione, così come I Moralisti degli Amor Fou e anche la Caramella di Mina, sono album assolutamente piacevoli e orecchiabili, che fanno subito riferimento alla tradizione dei migliori cantautori De Gregori e Battisti, ma anche Fossati, Concato e Samuele Bersani, e che propongono una propria visione della modernità, sia in termini musicali che sociali.

In Condisco di giugno c’è il miglior album (a nostro avviso) di questa prima parte dell’anno, Hadestown di Anais Mitchell, un concept sul mito di Orfeo ed Euridice (LA storia d’amore e musica senza lieto fine) ambientato ai giorni nostri, dove l’Ade è il Paese dei balocchi nel quale ci fanno credere di vivere, dove fame e povertà non esistono: l’Ade è il mondo dei morti che non sanno che al di là del muro c’è un mondo dei vivi, dove, per paradosso, si muore di fame e virtù. i confini si spogliano, le canzoni sono BELLISSIME, corali, cantate dalla stessa Anais Mitchell con Ani di Franco (alla produzione), Bon Iver e molti altri ospiti. Un lavorone folk-gypsy su cui la giovane Anais ha lavorato con cura, tempo e talento.

C’è Natalie Merchant, cantante folk-rock americana dalle origini siculo-irlandese, riesce a produrre dopo anni di silenzio l’album più riuscito e ispirato della sua carriera, Leave tour sleep: ricche melodie rese da performance vocali eccezionalmente eleganti e pulite e dagli arrangiamenti di 100 musicisti coinvolti in session di registrazioni dal vivo (Klezmatics, The Irish Band Lunasa, Wynton Marsalis, The Fairfield Four, la jazz-funk jam band Medeski, Martin & Wood e membri della New York Philharmonic), sulle preziose parole di poeti come Robert Louis Stevenson, Robert Graves, Charles Manley Hopkins, Ogden Nash, Edward Lear, Jack Prelutsky, Albert Bigelow Paine, Eleanor Farjeon e altri ancora.

C’è la furia rockblues del duo di Akron, i Black Keys di Brothers, giunti alla pubblicazione del 9° album in 10 anni, veri potenti sinceri, quanto i video sciocchi che vogliono promuovere l’uscita dell’album.
C’è il Prince bianco del rhythm’n’blues suddito della musica elettronica, Jimi Lidell incide Compass per l’inglese Warp, storica e affermata label di sperimentazioni (vedi l’ultimo dei Flying Lotus, da scoprire).

Concludiamo con i due album più difficili di questo Condisco.
True Love Cast Out All Evil non è soltanto il primo disco di Roky Erickson da quindici anni a questa parte. Non è nemmeno il semplice frutto dell’incontro tra il passato garage-psych dei 13th Floor Elevators e il presente indie-folk degli Okkervil River. È piuttosto una sorta di autobiografia musicale, il diario di una vita tormentata e sempre sospesa sul vuoto. Ancora di più, è un viaggio al termine della notte in cui il buio della follia giunge a sfociare nella ricerca di una rivelazione.” (ondarock)
Il secondo è Micah P. Hinson & the Pioneer Saboteurs: come dicono sul “Mucchio Selvaggio”, “bisognerebbe essere cresciuti in una famiglia fondamentalista del Tennessee, la bibbia sempre davanti agli occhi e Johnny Cash nelle orecchie, per capire veramente di cosa sta cantando Micah”. C’è chi dice che è il suo disco più bello, c’è chi dice che è il più brutto: è un disco da ascoltare e da capire.

Se pensi che l’ispirazione di Roky Erickson e di Micah P. Hinson possa sì raggiungere alte vette di spiritualismo e verità, e che questo possa nutrire la tua storia, allora prova ad ascoltarli, che ne vale la pena.