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Il cantautore napoletano rompe il silenzio discografico durato cinque anni e lo fa tornando al rock and roll, suo linguaggio musicale d’elezione. Il nuovo album «Le vie del rock sono infinite» è un percorso in 13 canzoni, tra riflessioni private e memorie di viaggio (Cuba ed Afghanistan). Non rinuncia però, come sempre, ad un ritratto spietato dell’Italia di ieri e di oggi. Due in particolare i brani che inducono a ragionamenti duri, impietosi: «Il capo dei briganti» e «C’era un re» dove, partendo da riferimenti alla storia del regno delle due Sicilie, si giunge alle mafie. Quanto alla formula scelta per comunicare contenuti come questi le idee sono chiare: «Non faccio lezioni di geopolitica e non parlo in aule universitarie: io scrivo canzonette e devo divertire un pubblico che va dai bambini di cinque anni in su». Largo al rock and roll, dunque e non a caso l’album è realizzato insieme a Fabrizio Barbacci, produttore di Ligabue, Gianna Nannini e Fabrizio Renga e collaboratore storico dei Negrita, che hanno messo a disposizione il loro studio. Tre di loro, Franco LiCausi, Drigo e Cesare Petricich compaiono nella lista degli ospiti che comprende anche Davide Rossi, arrangiatore d’archi di Verve e Coldplay.