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Dodici anni dopo la loro creazione e sedici milioni di dischi venduti, la band animata spuntata dalla testa di Damon Albarn pubblica venerdì Plastic Beach, terzo disco dopo l’omonimo esordio del 2001 e Demon Days, uscito nel 2005. Il titolo, ovviamente, non è casuale: se il disco precedente, piuttosto fuligginoso, era stato registrato nella grigia Londra nei pressi di un cimitero, per quello nuovo i quattro cartoon (Murdoc Niccals al basso, 2D voce e tastiere, Russel alla batteria e Noodle alla chitarra: tutti personaggi inventati da Albarn e dal disegnatore Jamie Hewlett) si sono trasferiti su un’isola del Pacifico meridionale, composta interamente di detriti e pezzi di plastica. Un lavoro che – scatenate strategie di marketing a parte – non deluderà i fan più scatenati, affezionati a quell’acida mistura di hip hop, rock, dub, blues e rap. Ma che cerca anche qualche piccolo passo laterale rispetto al suono ultra-pop dei Gorillaz. La lista degli ospiti nei sedici brani del nuovo album, non a caso, è lunghissima: dai rapper Snoop Dogg e Mos Def all’icona del rock alternativo inglese come Mark E. Smith dei Fall, dai De La Soul a Gruff Rhys dei Superfurry Animals. Senza contare Paul Simonon e Mick Jones dei Clash e addirittura sua maestà Lou Reed, che presta la sua voce in Some Kind Of Nature