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riposo lunedì
“Addio tristi lunedì”, col suo bel titolo che evoca rêveries à la Bob Geldof, è il singolo con cui i romagnoli Granturismo si presentano al mondo delle radio in tutto il loro splendore. È un pezzo facile ma non banale, fatto di grintose ripartenze folk beat che incontrano i Pogues, la lounge italiana degli anni 60 e – perché no? – Roy Paci, raccontato in prima persona con i saggi toni di una favola popolare, in cui la musica contrappunta inesorabilmente e ironicamente il testo. Storia di un’attrazione spettrale e morbosa per l’abisso e per la morte, raccontata in flashback dal protagonista al momento del suo epilogo, sorta di Spoon River che si svolge sotto i nostri occhi, questa è la canzone che De André vorrebbe aver scritto, se fosse stato in possesso della cinica ironia di Serge Gainsbourg. Così accade che una murder ballad cupa e macabra assuma i toni di una divertente scampagnata in decappottabile con il vento tra i capelli.
Sarà che il cantante Claudio Cavallaro, dal bel vocione caldo, profondo, maschio, carico di testosterone, è un Casadei rockettaro e noir, per il quale “mare” fa rima con “ammazzare” e “sorridere” con “uccidere”. Sarà che “Addio tristi lunedì” è estremamente compatta e radiofonica, ti entra in testa e spinge compulsivamente al riascolto. Ma forse il mistero di una canzone non si dovrebbe tentare di svelarlo. Meglio ascoltarla e basta. E ritrovarsi a fischiettare, ballare e cantare cose terribili. Non è così anche la vita?