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Buon Compleanno Johnny! Avresti compiuto 78 anni, oggi, ma te ne sei andato 6 anni fa. Hai sempre inciso tanto, tantissimo, e per fortuna la malattia non ti ha convinto a fermarti. Anche poco prima di morire hai registrato i pezzi che sono in American V, e ce ne erano tanti altri che sono finiti in American VI.
da Gianni Sibilla http://www.rockol.it/recensione-4167/Johnny-Cash-AMERICAN-VI—AIN’T-NO-GRAVE
“Molte delle cose che si dissero di quel disco, si possono inevitabilmente dire di questo: è un disco di una bellezza straziante, una sorta di ultimo testamento (anche se forse, in questo campo, “Hurt” e il duetto con Joe Strummer su “Redemption song” pubblicato postumo sul box “Unhearted” rimangono le testimonianze da ricordare e tramandare ai posteri). La formula è quella solita: arrangiamenti essenziali, qualche cover, un originale (“First Corinthians”, tra le ultime cose scritte da Cash) qualche brano tradizionale riarrangiato. In quest’ultima categoria spicca la title track, con quelle parole “Ain’t no grave that can hold this body down” che fanno venire i brividi. Le riletture toccano brani di Sheryl Crow (“Redemption day”), Kris Kristoferson , Tom Paxton. Non è ovviamente un disco allegro, e non è altrettanto inevitabilmente il migliore capitolo della serie “American” prodotta da Rick Rubin. Però il Johnny Cash che conosciamo qua c’è, anche se la voce è un po’ più rotta, anche se della sua triade lirica “God-Love-Death” canta soprattutto dell’ultima.”