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Si pensava dovesse sfondare come bassista dei Karmica (vincitori di Faenza Rock e band di punta della scena locale di qualche anno fa). Invece no: conclusa l’esperienza Simona inizia a scrivere, e scrivere, e scrivere ancora. E suona, e bussa alle porte, e arrangia, e si sbatte, infila il primo demo nella borsa, timida timida crede tanto nel suo progetto. Fino che ora c’è chi bussa alla porta per lei e chi risponde a chi bussa. Toc Toc! Simona c’è, porta a spasso la sua musica e i suoi pensieri stanno uscendo ad alto volume. Su Radio Rai 1 e Radio Rai 2, dove si esprime con lucidità, intelligenza e capacità di sintesi; sulle riviste di musica, che la intervistano e ne parlano come la PJ Harvey di “Dry” e “Le luci della centrale elettrica al femminile”; sulle webzine musicali dove riflettono sul fatto che “sta crescendo una generazione di arrabbiati cantautori neo-punk, figli post-ideologici dei Cccp, che pensano (troppo?) forte sulle macerie di un mondo che non si sa come ricostruire”. Ma la musica, come suona? Ce lo spiega bene il giornalista Federico Guglielmi, che scrive “undici episodi strutturalmente scarni ma quasi sempre sostenuti da una grinta e una ruvidezza di stampo rock, espresse in soluzioni chitarristiche per lo più abrasive, parole belle e profonde intonate/declamate con voce potente e duttile, atmosfere dove la luce stenta a insinuarsi tra ombre peraltro non opprimenti”.