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C’era un tempo in cui se Tom Petty si voltava a destra trovava George Harrison, mentre alla sua sinistra vedeva Bob Dylan. Collocato là, tra i due Traveling Wilburys che portavano in dote alla superband l’uno il genio leggero della British Invasion e l’altro cento strati di ‘Americana’, Petty stava come un cece nel baccello. E ci stava perché Tom Petty si può anche leggere ‘classic rock’.
Dopo 8 anni dall’ultimo lavoro di inediti (The last DJ, 2002), Tom Petty ritorna in studio con i suoi Heartbreakers e registra in presa diretta in una stanza un album di 65 minuti. Concepito e prodotto come una “session”, Mojo restituisce all’ascoltatore una band strepitosa che attinge a piene mani dal suo retroterra, spaziando tra gli stili, ignorando gli stilemi commerciali e valorizzando la piena, ritrovata libertà.
bella la recensione di Giampiero di Carlo su rockol: http://www.rockol.it/recensione-4298/Tom-Petty-MOJO