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Benvenuta Ophelia! Questo è l’esordio della penna-blogger diciottenne che di tanto in tanto ci racconterà le esperienze musicali che vive, la sua band femminile, i dischi e concerti.
“Vuoi venire all’Heineken Jammin’ Festival?” La mia risposta è stata più che ovvia: “Certo che sì!”. Era da un sacco di tempo che volevo andarci. Cavolo sembra passato un secolo! Era l’estate del 2005 ed era uscito da poco il settimo album di una delle mie band preferite. American Idiot aveva spopolato e io ero rimasta affascinata dai Green Day. Diciamo che sono stati la mia prima “cotta musicale”. Roba da adolescenti. Appena seppi della loro partecipazione al festival implorai mia madre di andarci ma, giustamente, rispose che i concerti e le ragazzine tredicenni non erano molto in sintonia. Ero troppo piccola. E non ci ho più sperato, di vederli suonare dal vivo. Dopo cinque anni di attesa, l’occasione si è ripresentata! La mattina del 4 Luglio 2010 ho preso un treno diretto a Mestre assieme a molti altri fan dei miei idoli e non solo (assieme a vecchietti coetanei degli Aerosmith che però avevano suonato il giorno prima). Arrivati in stazione, con un caldo allucinante e un sole che spaccava le pietre, ci siamo accaparrati di forza un posto nell’autobus che ci avrebbe portato a Parco San Giuliano, vicino alla laguna di Venezia. Io, ingenuamente, già morta di caldo, speravo di potermi stendere all’ombra di un albero una volta arrivata al parco. Illusa. Non esagero se dico che l’albero più imponente era grande quanto un bonsai. Ma mi son fatta coraggio.
Abbiamo sistemato la tenda, al sole, e dopo due minuti aveva raggiunto una temperatura interna pari a quella della superficie solare, abbiamo mangiato un panino, e armati di macchina fotografica e crema solare siamo partiti alla volta del palco.
Mentre camminavo ho realizzato cosa stavo facendo, dov’ero, ma soprattutto che in quei tre giorni sarei stata a pochi passi da band che amavo e ammiravo. Persone come Eddie Vedder dei Pearl Jam, Tim Mcllrath front-man dei Rise Against e, soprattutto, i Green Day. Non stavo nella pelle, totalmente fuori di me! Sotto al palco era un caldo bestiale. La gente si lanciava l’acqua per rinfrescarsi ma non serviva a molto… Io boccheggiavo e soffrivo ma non me ne sarei andata per tutto l’oro del mondo. Quando verso le tre del pomeriggio è iniziato il concerto, ho cominciato a saltare e cantare come se fosse l’ultimo giorno della mia vita. Tutto lo show è stato un crescendo di emozioni.
Il primo gruppo a suonare è stata la band vincitrice dell’Heineken Jammin’ Festival Contest 2010, i Oh NO Its Pok. Non male, lo ammetto. Molta energia, una grandissima carica con sonorità punk e qualcosa di elettronico.
A mio parere non avevano nulla da invidiare alla band successiva, i The Bastard Sons of Dioniso (nella foto), che l’anno scorso si erano fatti conoscere partecipando a X-Factor, e che hanno portato un po’ di rock giovane nell’Italia televisiva dominata dalla canzone leggera italiana (oggi il Pop con la P maiuscola è un’altra cosa). Sono stati divertenti, travolgenti e hanno scaldato l’atmosfera già troppo calda.
Dopo di loro hanno suonato i Rise Against (nella foto). Ragazzi, è stato amore alla prima nota! Non potevo crederci. Li ascoltavo da poco e mi piacevano ma non erano esattamente tra le mie band preferite. Dal vivo è stata tutta un’altra cosa. Ricordo che il pubblico, se fino a un secondo prima era tranquillo e accaldato, poi ha iniziato a pogare, gridare e cantare a squarciagola! E io non ero da meno! Ricordo le capriole che il mio cuore faceva quando ho sentito le prime note di Entertainment e ogni volta che uno di loro guardava nella mia direzione, io mi emozionavo sempre di più. Verso le 18.00 è stato il turno di una band che non avevo mai sentito (sembrerà strano ma è così): gli Editors. La loro è stata una performance ben studiata: luci ipnotiche, sonorità Dark accompagnati da sintetizzatori e tastiere.
Nel frattempo nel cielo cominciavano ad apparire le prime nuvole (“oh, toh si sta rannuvolando”) e l’aria cominciava a rinfrescarsi.
Proprio mentre cominciavo a rilassarmi è successa una cosa che mai avrei immaginato: una scena apocalittica. Sotto le note dei Carmina Burana dietro inquietanti maschere dai lunghi nasi, hanno fatto il loro ingresso i 30 Seconds to Mars (nella foto) e insieme a nuvoloni neri carichi di pioggia. La folla si scatena. Poco dopo, appare correndo Jared Leto con una canottiera azzurra dell’Italia che lascia intravedere il suo fisico asciutto (sbavv). Il pubblico impazzisce, e al suo invito “Jump! Jump! Jump!” tutti saltano, io compresa. Jared correva per il palco, parlava e cantava con noi del pubblico. Il clou dello spettacolo, però è stata l’entrata a sorpresa dei Green Day che, vestiti come il leader dei 30 Seconds to Mars (parrucche bionde comprese), cominciano a ballare e a scherzare insieme ai componenti dell’altra band. E’ stato uno show memorabile, che ha preso persino me che non sono mai stata una loro ammiratrice… Mentre le note di The Kill e This Is War mandavano il pubblico in visibilio, il cielo diventava sempre più scuro e l’odore della pioggia si diffondeva, finché il vento soffiava sempre più forte e il palco traballava. Ad un passo da ciò che avevo atteso per anni, il sogno è finito.
Comincia a piovere. Fa un gran freddo e ci ripariamo in un chiosco, tutti. Migliaia di melomani tutti raccolti sotto quattro tendoni, uno sopra all’altro a respirarsi addosso e a cantare in coro “Ehy baby, uh ah, I wanna knoooow if you’ll be my girl” in loop.
Quando la tempesta si è calmata (in tutti i sensi), l’acqua ha smesso di cadere dal cielo e la folla è migrata verso l’uscita, ci rendiamo conto di non poter restare lì a dormire perché il terreno era allagato quanto una risaia, così siamo tornati in stazione e abbiamo preso il primo treno per casa. In mezzo ad un mare di altri che, come me, sono umidi e sporchi.
Non è stato esattamente come me lo aspettavo: (1) non ho visto la mia band preferita, (2) mi sono presa un insolazione e (3) ogni muscolo del mio corpo gridava vendetta. Però ho imparato ad apprezzare gruppi che prima non ascoltavo (come i 30 Seconds to Mars) o che ascoltavo poco (ad esempio i Rise Against) e mi sono divertita moltissimo.
Di sicuro non mancherò al prossimo evento.