Casa del Disco

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collezionare persone

collezionare persone

L’altro giorno ho letto una cosa che mi ha quasi commosso ed è stata scritta in occasione dell’uscita di un libro sui negozi di dischi. Spero che l’autore non si offenda se lo cito, spudoratamente, qui:

”() Amo collezionare persone, però.
Anche se mi sono stupito di questa mia frase mentre ancora stavo schiacciando il punto.
Non sono un serial killer. Anzi. Sono più che altro un tizio un po’ sociopatico, parecchio timido, e che fa una gran fatica a gestirsi. Soprattutto in pubblico. Passo dal mutismo sfrenato allo show. Senza vie di mezzo. Il mio cambio Shimano è sprovvisto di folle.
Non sono felice di essere così, ho provato ad appellarmi al collegio arbitrale, a chiedere la rescissione unilaterale del contratto con me stesso, a trattenermi. Ma niente da fare.
La gente mi piace davvero, soprattutto se non sono costretto ad interagire. Se posso guardare da lontano, contribuire a mio modo, ma sempre garantendo la sicurezza del mio punto d’osservazione speciale. Come un soldato schierato a protezione di un fortino che non c’è.
Ma la gente mi piace, lo ripeto. E come tutti ho il mio posto speciale. O un insieme di posti speciali in cui cerco rifugio quando ho bisogno di osservare le vite degli altri. Posti a cui appartenere, senza aver bisogno di appartenenza.
I negozi di dischi, ovviamente, sono e sono stati fondamentali nel mio percorso di ascoltatore/appassionato di musica, ma è dal punto di vista umano che mi hanno insegnato cose che il tempo fatica a cancellare.
E non parlo solo di grandi incontri, del tipo che ti cambia la vita e segna un percorso: parlo proprio di piccoli incroci con sguardi insignificanti al di là di quel momento, ma centrali e importanti anche solo per un istante
. ()
(la foto: una foto di una foto di Lisa Santarelli)