Casa del Disco

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Elogio all'apertura: SLOPENING

Elogio all'apertura: SLOPENING

Aperto, eccome se è aperto. “Ciao, sei stata bene in ferie?” Tecnicamente il negozio è rimasto chiuso 5 giorni attorno a Ferragosto, per poi riaprire sabato 20 con i saluti e i racconti degli ascolti estivi. “Teneteli aperti, [i negozi di dischi] sono le orecchie della città”, dice Tom Waits. Credo sia vero, eccome se è vero, e chi li frequenta con una certa costanza sa bene a cosa mi riferisco. Allo stesso modo la pensa Graham Jones (tra i fondatori della Proper Music Distribution, la più importante società di distribuzione indipendente di dischi inglese) che proprio sui negozi superstiti ha scritto il libro “Il 33° giro - Gloria e resistenza dei negozi di dischi”. Così anche Francesco Adinolfi, curatore di “Ultrasuoni” di “Alias”, che lo scorso sabato 20 agosto ha dedicato lo speciale inserto ai “negozi di quartiere”, appunto, aperti, punto. Da entrambi (in modo diverso naturalmente) deduco la stessa constatazione: ad un mercato discografico che oggi è ridotto alla nicchia corrispondono pochi (e piccoli) negozi che hanno l’opportunità di diventare chicche per il quartiere o per la comunità locale. Già, ad un’apertura corrispondono alcune chiusure, è inevitabile. Chi resta aperto cercherà di fare del suo meglio nel mercato di riferimento (italiano e di Faenza - il nostro). Non fa una grinza, no?

Tuttavia mi capita spesso di dover discutere con chi fa paragoni fra i negozi fisici, digitali, italiani, stranieri. Lo capisco, è naturale, poiché il prodotto di vendita è il medesimo e internet ha reso tutti concorrenti di tutti. Purtroppo le logiche dei vari mercati non si adeguano a questa globale possibilità d’acquisto e democratizzazione, e ogni negozio fa necessariamente riferimento alle leggi/industria/abitudini d’acquisto del proprio Paese. Così nei dischi come nei pomodori. Per la verità, in Italia ho intravisto una tendenza positiva nell’ultimo anno nell’abbassamento dei prezzi: vorrei che diventasse una prassi in via di consolidamento, ma sono certa che non sarebbe sufficiente affinché diventassimo concorrenziali con altri Paesi d’Europa perché in Italia l’industria discografica si è ridotta a tal punto da non potersi sostenere con prezzi di vendita più bassi.

Detto questo, ciò che ci differenzia dai negozi digitali e all’estero è il fatto di essere piccoline, a Faenza, con una serie di servizi offerti: una cura maniacale per l’assortimento e le novità, la ricerca di titoli import o rari, la disponibilità all’ascolto, la trasparenza sui prezzi, i concerti e le proposte locali, etc. Poi, come dice il buon Damon Albarn “… Anche nell’era dei blog e del file sharing, nulla può valere più dell’espressione di una persona che ti fa ascoltare la musica che apprezza perché è convinta che dovresti sentirla anche tu. E’ troppo speciale.”

Ps. il titolo di questo post è un gioco di parole fra: slow (lento) + opening (apertura) + slope (pendio). SLOPENING: credere in un’apertura lenta e curata, prestando attenzione a non scivolare in un pendio di opinioni frettolose.
Ps. La foto fa parte del collage di cartelli “open/close” della copertina del libro “Il 33° giro” di Graham Jones.