Casa del Disco

Casa del Disco

Corso Mazzini 38
48018 Faenza (RA)
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giovedì, venerdì e sabato
dalle 10.00 alle 13.00
e dalle 15.30 alle 19.30
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Io compro in un negozio di dischi perché...

Se anche tu [ascoltatore, appassionato, band, musicista, associazione, club, caffetteria, sala prove, studio, fonico, amante, etc.] compri in negozio di dischi (qualunque) e pensi che ti arricchisca la vita, mandaci un’email a posta@casadeldiscofaenza.it con oggetto “IO COMPRO IN UN NEGOZIO DI DISCHI” (o un messaggio facebook nella nostra pagina Casa del disco di Faenza) e aggiungeremo in tuo nome alla lista dei sostenitori. I nomi che riceviamo entro giovedì 18 aprile - affrettatevi! - saranno raccolti in un poster appeso alla vetrina del negozio da sabato 20 aprile, Record Store Day”.

La grafica è realizzata dal nostro amico Dulcamara, bravissimo cantautore fra folk e hip hop: il suo disegno rappresenta in pieno il nostro stile, giocoso e informale. “Io compro in un negozio di dischi… perché?” Clicca sull’immagine per vederla interamente.

Questa grafica sta per diventare anche una borsina di tela portadischi (disponibile in 4 colori: naturale, castagna, verdone, grigio), in vendita in negozio a € 8 a partire da sabato 20 aprile. Per chi acquista almeno € 30 o più, può averla a metà prezzo (€4).

il nostro Record Store Day 2012

La giornata internazionale dei negozi di dischi è stata per noi un’opportunità: per far conoscere il nostro negozio in Italia (anche grazie a XL, Rockol e Radio Capital), per motivare i clienti meno abituali a fare un salto, per mostrare che siamo un piccolo negozio indipendente che non si illude certo di grandezza, ma che neppure si fa scoraggiare da chi ne prevede la scomparsa. Siamo pochi, siamo piccoli, ma esistiamo e facciamo di tutto per offrire un buon servizio (novità, ascolto, titoli strani, ricerche particolari) ai clienti che lo chiedono, lo cercano o si convincono ad accettarlo perché apprezzano la qualità dell’esperienza. E’ una scelta di consumo, che non esclude tutte le altre. E’ una fra tante, naturalmente, così come un negozio di dischi OGGI non è per tutti coloro che ascoltano musica, ma solo per quella variopinta nicchia di curiosi ascoltatori appassionati di molti generi che comprano musica su supporto. Con queste premesse - di accettata qualità minoritaria - credo che non sia necessario dover giustificare la nostra presenza in altro modo. Ci siamo, senza dover e voler essere il tacito confessionale di chi predica/pratica free download.

E’ stato bellissimo vedervi in tanti, chiamarci “pusher dei dischi” e augurarci “Buon Record Store Day”! Grazie! Ancora grazie: a Mangiacassette e ai Visioni di Cody!

Mangiacassette: 21/04/2012 (Continua la lettura)

Post-Cola: una cartolina dopo lo showcase di Andrea Cola

Sabato ho capito: 1. che cos’è la “discrepanza di una canzone”, e 2. che quella discrepanza dipende dalla mia attenzione. Lo showcase di Andrea Cola me l’ha insegnato. Ascoltare un album di studio in streaming su internet è totalmente fuorviante ad un apprezzamento sincero e convinto: è un ascolto che va di fretta, che passa dalle casse del computer, al confronto con gli arrangiamenti complessi di un disco. Quelle stesse canzoni, denudate, voce e chitarra dal vivo, mi hanno costretto a fermarmi ad ascoltarle, loro, che restano pur sempre una sequenza di accordi e una manciata di parole. Andrea Cola è bravo, ha talento, il suono della chitarra brucia, la voce ferma e calda ci ha commosso un po’ tutti, ed è stato un sentimento palpabile nell’euforia post concerto. Quelle canzoni le abbiamo sentite, sulla pelle, e ora che le riascolto su CD nella registrazione di studio fanno tutto un altro effetto. La discrepanza delle canzoni è stata così forte da mettere K.O il mio giudizio precoce e bastardo. E’ vero, si deve andare un po’ a naso per cogliere gli stimoli utili, ma poi sono la pelle e il tempo a mettere la firma sotto al ricordo.
Con il suo iphone in carica filmo la prova di questo showcase che non dimenticheremo:

See video

Elogio all'apertura: SLOPENING

Aperto, eccome se è aperto. “Ciao, sei stata bene in ferie?” Tecnicamente il negozio è rimasto chiuso 5 giorni attorno a Ferragosto, per poi riaprire sabato 20 con i saluti e i racconti degli ascolti estivi. “Teneteli aperti, [i negozi di dischi] sono le orecchie della città”, dice Tom Waits. Credo sia vero, eccome se è vero, e chi li frequenta con una certa costanza sa bene a cosa mi riferisco. Allo stesso modo la pensa Graham Jones (tra i fondatori della Proper Music Distribution, la più importante società di distribuzione indipendente di dischi inglese) che proprio sui negozi superstiti ha scritto il libro “Il 33° giro - Gloria e resistenza dei negozi di dischi”. Così anche Francesco Adinolfi, curatore di “Ultrasuoni” di “Alias”, che lo scorso sabato 20 agosto ha dedicato lo speciale inserto ai “negozi di quartiere”, appunto, aperti, punto. Da entrambi (in modo diverso naturalmente) deduco la stessa constatazione: ad un mercato discografico che oggi è ridotto alla nicchia corrispondono pochi (e piccoli) negozi che hanno l’opportunità di diventare chicche per il quartiere o per la comunità locale. Già, ad un’apertura corrispondono alcune chiusure, è inevitabile. Chi resta aperto cercherà di fare del suo meglio nel mercato di riferimento (italiano e di Faenza - il nostro). Non fa una grinza, no?

Tuttavia mi capita spesso di dover discutere con chi fa paragoni fra i negozi fisici, digitali, italiani, stranieri. Lo capisco, è naturale, poiché il prodotto di vendita è il medesimo e internet ha reso tutti concorrenti di tutti. Purtroppo le logiche dei vari mercati non si adeguano a questa globale possibilità d’acquisto e democratizzazione, e ogni negozio fa necessariamente riferimento alle leggi/industria/abitudini d’acquisto del proprio Paese. Così nei dischi come nei pomodori. Per la verità, in Italia ho intravisto una tendenza positiva nell’ultimo anno nell’abbassamento dei prezzi: vorrei che diventasse una prassi in via di consolidamento, ma sono certa che non sarebbe sufficiente affinché diventassimo concorrenziali con altri Paesi d’Europa perché in Italia l’industria discografica si è ridotta a tal punto da non potersi sostenere con prezzi di vendita più bassi.

Detto questo, ciò che ci differenzia dai negozi digitali e all’estero è il fatto di essere piccoline, a Faenza, con una serie di servizi offerti: una cura maniacale per l’assortimento e le novità, la ricerca di titoli import o rari, la disponibilità all’ascolto, la trasparenza sui prezzi, i concerti e le proposte locali, etc. Poi, come dice il buon Damon Albarn “… Anche nell’era dei blog e del file sharing, nulla può valere più dell’espressione di una persona che ti fa ascoltare la musica che apprezza perché è convinta che dovresti sentirla anche tu. E’ troppo speciale.”

Ps. il titolo di questo post è un gioco di parole fra: slow (lento) + opening (apertura) + slope (pendio). SLOPENING: credere in un’apertura lenta e curata, prestando attenzione a non scivolare in un pendio di opinioni frettolose.
Ps. La foto fa parte del collage di cartelli “open/close” della copertina del libro “Il 33° giro” di Graham Jones.

un'estate di WAM e RIVOLution

Quella che Bruno Martino chiamava Estate è per noi sinonimo di festival, concerti, chilometri di strada, sperimentazioni ed emozioni a fior di pelle. Fra i tanti in regione vogliamo segnalarvi alcuni esperimenti coraggiosi a cui abbiamo partecipato e che speriamo possano trovare continuità (nell’autonomia) negli anni a venire.
(nella foto: Menoventi, Iris, In_Ocula)
Lungo tutto il mese di luglio c’è stata la rassegna WAM - Griglie Culturali, che ha portato l’arte performativa contemporanea a Faenza dentro al Museo Carlo Zauli e al Mic. A WAM ha partecipato un pubblico sempre maggiore, un pubblico curioso e disposto a mettersi alla prova in performance che invitano lo spettatore a confrontarsi con la messa in scena e a diventare parte dell’opera stessa. Una rassegna nuova, stimolante, sperimentale, in spazi nuovi, che per di più si è svolta in totale autonomia e condivisione di risorse, di sforzi e di impegno delle tre compagnie teatrali che l’hanno pensata - Iris, Menoventi, In_Ocula - (con il supporto del Clandestino, di Tesco, Miagalleria, e nostro). Gli attori/attrici son diventati direttori artistici, bariste, cuoche, elettricisti, tecnici, econome e quant’altro sia stato necessario alla produzione di WAM. Una molteplicità dei ruoli per una scarsità di risorse: il poco ingegna l’arte di arrangiarsi e si trasforma in dinamismo per la città e per tutti noi che abitiamo in regione. Se poi trova il prezioso sostegno di un pubblico attivo può anche contare sulla continuità. E’ ciò a cui miriamo.
Articolo su Ravenna e Dintorni, Articolo su Faenza Notizie.
(nella foto di Lorenzo Gaudenzi: Paola Ponti in Zolfo)

Dal canto musicale, invece, lo scorso weekend (28-30 luglio) c’è stato il RIVOLution Fest (lo staff nella foto in alto), un festival accogliente nel piccolo parco (col grande palco) di Borgo Rivola pensato per portare concerti di musica rock indipendente sui primi colli dell’Appennino. Tutte queste magliette blu, brindisi di birra (artigianale) e scongiuri anti-pioggia hanno dato vita a 3 giorni di clima caldo (nonostante le temperature) del tutto inaspettato per la frazione di Riolo Terme. Hanno suonato gruppi locali, cantautori emergenti, rocker nazionali, offrendo una panoramica interessante sulla musica alternativa del momento fra rock’n’roll, garage, cantautorato, rock, elettronica.
Il RIVOLution Fest è un evento che vuole affermarsi con coraggio: la scelta musicale, i racconti inediti di giovani scrittori, i banchetti di artisti e designer, il cibo cucinato dalle signore del paese. Anche qui l’impegno degli organizzatori è stato del tutto spontaneo e la sinergia del gruppo è giocoforza necessaria per organizzare qualcosa di grande e dal forte richiamo di pubblico. Continuità è la parola d’ordine.
(nella foto di Stefano Poggi: Everything was golden)

Nei titoli di coda continuiamo a segnalarvi gli ultimi concerti della rassegna Strade Blu, giunta alla sua decima edizione (e continuiamo a sperare che non sia l’ultima!!!). Le molte altre offerte musicali restano segnalate da e20romagna.it e dal free-press di riferimento Gagarin, in uscita col numero di agosto+settembre.

In Confidenza

E’ stato un anno di belle canzoni. Quello che segue è una confidenza, sono le canzoni uscite quest’anno che sono riuscite a portarsi addosso un momento della mia vita, segnarlo, viverlo, qualificarlo. Per me sono canzoni bellissime, anche i 30 secondi dei Books e la stravaganza dei Chap. Ognuno avrà le sue 14 canzoni da caricare nel bagagliaio, queste sono le mie, e giungono appese all’augurio sincero della Casa del disco di tante buonissime cose per l’anno a venire, domani.

Buonanotte, e ancora tante buonissime cose.

collezionare persone

L’altro giorno ho letto una cosa che mi ha quasi commosso ed è stata scritta in occasione dell’uscita di un libro sui negozi di dischi. Spero che l’autore non si offenda se lo cito, spudoratamente, qui:

”() Amo collezionare persone, però.
Anche se mi sono stupito di questa mia frase mentre ancora stavo schiacciando il punto.
Non sono un serial killer. Anzi. Sono più che altro un tizio un po’ sociopatico, parecchio timido, e che fa una gran fatica a gestirsi. Soprattutto in pubblico. Passo dal mutismo sfrenato allo show. Senza vie di mezzo. Il mio cambio Shimano è sprovvisto di folle.
Non sono felice di essere così, ho provato ad appellarmi al collegio arbitrale, a chiedere la rescissione unilaterale del contratto con me stesso, a trattenermi. Ma niente da fare.
La gente mi piace davvero, soprattutto se non sono costretto ad interagire. Se posso guardare da lontano, contribuire a mio modo, ma sempre garantendo la sicurezza del mio punto d’osservazione speciale. Come un soldato schierato a protezione di un fortino che non c’è.
Ma la gente mi piace, lo ripeto. E come tutti ho il mio posto speciale. O un insieme di posti speciali in cui cerco rifugio quando ho bisogno di osservare le vite degli altri. Posti a cui appartenere, senza aver bisogno di appartenenza.
I negozi di dischi, ovviamente, sono e sono stati fondamentali nel mio percorso di ascoltatore/appassionato di musica, ma è dal punto di vista umano che mi hanno insegnato cose che il tempo fatica a cancellare.
E non parlo solo di grandi incontri, del tipo che ti cambia la vita e segna un percorso: parlo proprio di piccoli incroci con sguardi insignificanti al di là di quel momento, ma centrali e importanti anche solo per un istante
. ()
(la foto: una foto di una foto di Lisa Santarelli)

Io, nel buon senso, ci credo ancora

“Aspetta, devo buttare la cicca di sigaretta”, mi ha detto mio babbo prima di andare via. L’aveva tenuta per più di un’ora in mano mentre io ero sotto al palco ad applaudire Bollani. Lui, fumatore ingiallito che ha ricoperto il suo metro quadrato di giardino con mozziconi di Merit. Vuoi l’anzianità, vuoi il buon senso acquisito negli anni, ma anche Beppe Grillo ha i suoi meriti. Ieri, al Woodstock 5 Stelle c’era una civiltà rispettosa che ai miei occhi è sembrata evoluta quanto quella dei paesi nordici, che quando mi sono immatricolata all’università della Danimarca mi hanno dato la tessera magnetica per entrare nel dipartimento a qualsiasi ora del giorno e della notte*. Non siamo molto abituati a ricevere libertà e un buon servizio gratis, ma appena li riceviamo ci sentiamo responsabili di questa fiducia concessa.

In tutti i grandi raduni musicali dove sono stata ci sono controlli all’ingresso che limitano bottiglie di vetro e quant’altro per motivi di sicurezza e anche per motivi commerciali. Al Woodstock 5 stelle l’ingresso era libero e gratuito per tutte le 100mila persone che sono intervenute: per le famiglie con i bambini, per il proprio cane, per le sedie a rotelle, per i contestatori, per gli skate, per gli striscioni da innalzare, per gli zaini pieni di birra e panini. E che bello stupirsi perché tutti rispettano le file agli stand, e vedere i furbetti che vogliono infilarsi ad imbuto sentirsi inadeguati e mettersi mesti in fondo alla coda. Mai quanto a questo festival ho visto educazione, rispetto, sicurezza, relax, uniti alla convivialità e all’unione generale che questi grandi eventi riescono a creare. Che gusto c’è trasgredire se non ci sono regole oltre al buon senso?

Non mi interessano le polemiche politiche e sulla gratuità dei concerti, ma questo devo dirlo, che l’educazione può essere contagiosa, e che il senso civico può esistere anche in un pubblico tradito e deluso dai rappresentanti della politica italiana.

L’educazione contagiosa dovrebbe essere una piadina al rosmarino (esiste, l’ho mangiata!) per il gusto dei giornalisti per discutere sulle potenzialità di un paese che ha ancora molto da offrire nonostante si trovi stritolato fra una politica senza morale e un interesse collettivo abbandonato come un sacco del pattume.

Dateci e diamoci fiducia, e il rispetto arriva di conseguenza. L’ha pensato anche mio babbo, che invece di costringermi a lasciare la macchina in un parcheggio vicino ma “a rischio”, mi ha aiutato a trovare un parcheggio fra le strisce bianche.

PS: Woodstock5stelle era anche musica, tantissima. Segnalo: reportage di sabato 25 settembre e reportage di domenica 26. La foto è di Raffaele Turci e viene sempre dalla pagina facebook di http://e20romagna.it, grazie!

*pensai subito di farci una mega festa. ma non l’ho mai fatto.

manifesto di un negozio di dischi

Che lavoro fai?” “Gestisco un negozio di dischi”. “Davvero??? Nell’era del download?” Ogni santissima volta, me lo sento ripetere. E subito il senso di colpa esplode e circola fra i due nuovi amici, io, che gestisco un negozio di dischi, e l’altro, che scarica da emule come un forsennato. Che è come la Grande Abbuffata. Se avessi detto che sono E.T avrei ricevuto meno stupore, d’altronde oggi la tecnologia fa passi da gigante. L’era del download. quale era. quali generalizzazioni. E’ l’era del fast food, dello slow food, del vegetariano e delle sagre del cinghiale. C’è spazio per tutto. C’è chi scarica senza domandarsi cosa, c’è chi ascolta in streaming, c’è chi compra da itunes, c’è chi scarica perché non ha i soldi, c’è chi ascolta i CD, c’è chi ascolta le musicassette, c’è chi va matto per le edizioni limitate, c’è chi ascolta solo LP, c’è chi compra il CD e pure l’LP, c’è chi si porta il 45 giri ai concerti per farselo firmare dal cantante, c’è chi li chiama solo “vinili” perché “vinile” fa vintage mentre LP fa vecchio e basta, c’è chi ama la musica e se la gode con gusto, c’è chi ha rispetto per i musicisti e un lavoro portato alle nostre orecchie con spese e sacrifici, c’è chi soffre di bulimia da download e allora Sabato non è la sua festa. C’è spazio per tutti in questa era. Anche per noi, piccoli negozi di dischi.

ci piace essere multi-nicchia e in periferia

Appunti e pensieri da un weekend di concerti in corso e in vetrina

La Casa del Disco è un negozio multi-nicchia fatto come una scacchiera. Io e Serena siamo i contorni di ogni quadratino che frullano fra l’uno e l’altro, dal death metal al liscio, senza perdere di vista ciò che di buono c’è in ognuno. Ciò che c’è buono si vede da come le persone lo guardano e da come lo chiedono, si vede dall’importanza che loro gli danno e se il loro amare la musica è temporaneo o a lungo termine… (prosegue in allegato)

Ci sono le nicchie in cui abitiamo in centro storico e quelle invece in cui abitiamo in periferia, L’importante è girare e imparare, conoscere qualcuno che abita in centro e confrontarsi, trovare terreno comune e arrivare ad un passo più in là di ieri.

Come la musica etnica. Io la pizzica, la taranta e la musica popolare regionale non le sopporto. Serena invece le ama molto, così come tutta la musica folk etnica che parla di campagna e natura. Lei abita in centro. Sono io che sto isolata in campagna, per voler di metafora. Però la musica popolare è uno di quei pochi generi in grado di creare un’atmosfera unica. Sabato ad AIE IN CORSO faceva caldo. Il voltone di Vicolo Bertolazzi sembrava un’aia in centro storico e la nostra idea campagnola si è materializzata dalle 18 fino ad oltre le 22.30, quando almeno 150 persone stavano ancora qua davanti felici di veder suonare Durkovic, gli Arangara, i Cascaréa, Quinzan e gli Accordincanto. Atmosfera e concerti di una semplicità e un’energia ineguagliabili.

Come i cantautori italiani, dove invece entrambe abitiamo piuttosto in centro, e allora quando arriva la piccola ditta BRUNORI SAS a suonare in vetrina in una domenica sera di pioggia e intimità, ecco che l’emozione ti fa sudare le mani. Palpabile. Dario Brunori, insieme a corista (bravissima) e sassofonista, ci ha cantato tutto l’album in vetrina: c’era la gente appiccicata al vetro che cantava e c’erano le parole leggere che scivolavano come la pioggia. Camminavamo su un terreno comune, di età, di stile, di cose che ci piacciono, di esperienze. Ci vedavamo specchiati l’uno nell’altro come ci conoscessimo da una vita. Non siamo solo “Fenotipicamente simili” come dice la Fra.

Come… prosegue nel prossimo post.